Punteruolo rosso

Il punteruolo rosso della palma è un coleottero curculionide originario dell’Estremo Oriente, giunto in Italia dall’Egitto e dalla penisola arabica.

Dal 2005 è presente in diverse regioni (Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia) dove ha causato un vero e proprio sterminio di palme cambiando totalmente il paesaggio che da anni faceva da cornice ai lungomare di importanti città italiane.

L’insetto è in grado di svilupparsi a spese di numerose specie di Arecaceae tra cui le più colpite sono Phoenix canariensis, Phoenix dactilifera, Phoenix robeleinii. La specie è stata segnalata anche su Cocos nucifera, Trachycarpus fortunei, Washingtonia sp. e numerose altre palme meno diffuse in Italia.

L’insetto vive all’interno della palma dove compie tutto il suo ciclo vitale. A maturità la femmina della specie sfarfalla e va a deporre le proprie uova (circa 300) in piccole cavità del tronco o in corrispondenza delle superfici di taglio delle foglie.

Dopo 2-5 giorni dalla ovideposizione nascono le larve che si introducono nella palma e si cibano dei tessuti della stessa. Le larve si spostano all’interno della pianta scavando tunnel e larghe cavità che diventano il luogo ideale per lo sviluppo dell’insetto.

Le larve attive si possono rinvenire in qualsiasi parte della palma fino al colletto.
Il periodo di sviluppo larvale varia, secondo la stagione, da 1 a 3 mesi. A maturità le larve si “impupano” in un contenitore cilindrico formato da strati fibrosi (pupario); generalmente questa fase avviene nelle parti più esterne del fusto e del rachide . Dopo 20-30 giorni l’adulto (lungo circa 3-4 cm) è sviluppato ma rimane all’interno della palma anche per diversi giorni prima di abbandonare la pianta ospite e infestare nuove piante.

L’intero ciclo dura circa 4 mesi e nella stessa pianta si sovrappongono più generazioni dell’insetto fino a distruzione della pianta ospite.

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 Danni

I danni causati dalle larve sono visibili purtroppo solo in una fase avanzata dell’infestazione. I sintomi esteriori dell’attacco del curculionide sono rappresentati dall’anomalo portamento della chioma che perde la sua simmetria verticale e che successivamente si mostra completamente divaricata con l’aspetto ad ombrello aperto. Nelle fasi terminali la palma appare come “capitozzata” della chioma e si evidenzia il suo “collasso”: a quel punto si manifesta la migrazione di massa degli insetti che erano presenti all’interno dello stipite (gli adulti sono in grado di volare anche per distanze di 1 Km) per la ricerca di un nuovo esemplare di palma del quale alimentarsi.

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Interventi di difesa

Il Punteruolo rosso è un organismo nocivo oggetto di misura di emergenza da parte della Comunità Europea (Decisione 2007/365/CE “Misure d’emergenza per impedire l’introduzione e la diffusione nella Comunità di Rhynchophorus ferrugineus”). In Italia è in vigore il DM 07/02/2011 “Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il Punteruolo rosso della palma Rhynchophorus ferrugineus”.

Conformemente a quanto previsto dalla misura di emergenza comunitaria la Regione Toscana ha prodotto un “Piano regionale di azione per contrastare la diffusione del Punteruolo rosso” nonché i piani di azione specifici relativi ai ritrovamenti puntuali (pubblicati sul sito web della Regione Toscana). La lotta è pertanto obbligatoria su specifiche disposizioni del Servizio Fitosanitario della Regione Toscana richiamate nei piani di azione.

 

Prevenzione

Dal momento in cui si notano i primi sintomi della presenza del punteruolo sulla palma, è già troppo tardi, appare quindi evidente la necessità di impedire preventivamente l’ingresso dell’adulto sulla pianta. Infatti, gli interventi di difesa possono dare qualche risultato solo se attuati con tempestività. Per prevenire le infestazioni è necessario mantenere le piante nelle migliori condizioni vegetazionali, adottando tutti gli accorgimenti tecnici che permettano di evitare o limitare l’insediamento iniziale del parassita.

Gli interventi di profilassi generale a cui devono attenersi tutti i proprietari di piante di palme sono così individuabili:

  • accurate ispezioni periodiche su tutte le piante suscettibili di attacco da parte del coleottero in questione;
  • impiego di trappole innescate con feromone di aggregazione per il monitoraggio degli adulti.
  • accurata potatura delle vecchie foglie e delle infiorescenze quando sono effettivamente secche e al termine della stagione fredda, esse infatti proteggono la gemma apicale che si trova proprio nella parte sommale dello stipite;
  • bruciatura dei residui della potatura;
  • evitare i tagli delle foglie verdi o, se indispensabili, effettuarli nel periodo invernale operando un taglio “alto” cioè conservando un metro di moncone della foglia che potrà essere asportata successivamente quando secca.

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Difesa

La strategia più diffusa per la difesa dagli attacchi di questo insetto è quella chimica. Questa può essere realizzata mediante la sinergia di due interventi: irrorazioni esterne localizzate dirette all’apice vegetativo delle piante infestate e trattamento endoterapico. Questi ultimi consistono nella iniezione diretta nel tronco, poco sotto la chioma, di soluzioni insetticide attraverso l’utilizzazione di apposite apparecchiature. Questa metodologia consente di far arrivare la miscela in tutti gli organi vegetativi della palma per curare e controllare le larve presenti nelle gallerie difficilmente raggiungibili da trattamenti tradizionali.

Il trattamento insetticida dovrà essere realizzato sulla pianta attaccata e su tutte le altre palme presenti nel raggio di circa 1.000 metri dal punto in cui è stata rilevata la presenza d’insetto.
Per la lotta chimica possono essere utilizzati esclusivamente gli insetticidi registrati per l’impiego su piante ornamentali (PPO) che siano stati appositamente autorizzati in via provvisoria dal Ministero della Salute.

In alternativa alla lotta chimica possono essere applicate tecniche di tipo meccanico come ad esempio la dendrochirurgia con l’asportazione dei tessuti infestati cercando di rimuovere completamente le forme vitali dell’insetto (adulti, larve, pupe e uova). La rimozione dei tessuti infestati non deve comunque compromettere l’apice vegetativo dal quale la pianta ha la possibilità di rigermogliare.

Si può prevedere anche la lotta biologica, ancora in fase di sperimentazione, che utilizza nematodi entomopatogeni in grado di penetrare nelle gallerie e raggiungere le larve, permettendo perciò un intervento anche in fase curativa.

Gestione delle piante abbattute

Il metodo più sicuro per evitare la diffusione di R. ferrugineus è rappresentato dalla distruzione delle parti attaccate, di piante secche o gravemente compromesse. I proprietari delle piante da abbattere devono comunicare al Servizio Fitosanitario Regionale la data di inizio delle operazioni di abbattimento, queste dovranno essere effettuate alla presenza di un Ispettore Fitosanitario che dovrà verificarne la corretta realizzazione secondo modalità atte a ridurre i rischi di diffusione dell’infestazione:

  1. l’abbattimento deve essere effettuato possibilmente nelle prime ore del mattino di giornate fresche, evitando giorni con forte piovosità che può rallentare l’esecuzione degli interventi e giornate con ventosità eccessiva che può favorire il volo degli adulti;
  2. le dimensioni del cantiere devono essere tali da permettere che le operazioni di abbattimento siano effettuate in sicurezza tenendo conto degli spazi occorrenti alle macchine operatrici e delle dimensioni della pianta da abbattere;
  3. deve essere predisposta la copertura dell’area sottostante la proiezione della pianta da abbattere con un telone di plastica dello spessore di almeno 0,20 millimetri al fine di agevolare le operazione di raccolta delle parti vegetali tagliate e di tutti gli stadi di sviluppo dell’insetto;
  4. in caso di piante di notevoli dimensioni si procederà con il taglio a sezioni, avvalendosi anche di carro gru, asportando per prima le foglie e l’apice vegetativo, evitando la caduta libera a terra;
  5. se in occasione del taglio si rilevano cavità con presenza di larve o adulti le parti tagliate devono essere tempestivamente chiuse in buste di plastica;
  6. in caso di abbattimento di piante di ridotte dimensioni può essere previsto direttamente il taglio del tronco al di sotto del colletto della pianta con o senza la rimozione della ceppaia, tenuto conto che di solito il R. ferrugineus non attacca tale organo della pianta;
  7. raccolta e imbustamento di tutti i residui caduti sul telone di plastica a fine operazione di abbattimento della singola pianta.

Le piante abbattute devono essere cippate/triturate possibilmente in loco e in seguito incenerite in siti autorizzati. Il sito di distruzione deve essere quanto più possibile vicino al luogo delle operazioni di abbattimento.

Durante il trasporto deve essere assicurato che il carico non venga disperso accidentalmente per cui deve avvenire con camion chiusi o telonati. Il materiale di risulta ottenuto deve avere dimensioni non superiori ai 2 cm; a seconda delle caratteristiche può essere trattato ulteriormente con un insetticida di contatto, sottoposto a trattamento termico (130 °C per 3 minuti) o destinato a centri di compostaggio. In alternativa può essere interrato ad almeno 3 m di profondità in discarica autorizzata.

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Conclusioni

La parte più difficile adesso, all’inizio dell’infestazione qui all’Isola d’Elba rimane la sensibilizzazione sia delle amministrazioni, sia del singolo cittadino. Purtroppo come si è già detto in precedenza, l’arma più efficace è la prevenzione, fare in modo che l’insetto non si propaghi e non allarghi il suo areale di infestazione.

E’ necessaria una buona comunicazione chiara e comprensibile, esiste un decreto di lotta obbligatoria il quale ci obbliga appunto a segnalare e combattere questo insetto nocivo per le palme ma assolutamente innocuo per l’uomo.

Fondamentale risulta rivolgersi a personale competente, un piccolo errore o una procedura non seguita correttamente, può facilitare e incrementare la diffusione del punteruolo.

Alessandra PucciniPunteruolo rosso